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Pazza la mucca, dal 1996 ai dubbi di oggi   Message List  
Reply | Forward Message #79 of 213 |
 22/11/2000: Pazza la mucca, dal 1996 ai dubbi di oggi
Inviato da: lapsus
Fonte: BioTec

Nota: nel 1996 il Dr. Giorgio Poli scriveva ottimisticamente:

Considerando un tempo di incubazione da 4 a 6 anni, un'ipotetica epidemia dovrebbe essere ormai alla fine.

Purtroppo era solo l'inizio.
Al sito http://www.mad-cow.org/, si trovano dubbi su:
latte
sangue
trasmissione placentare
trasmissione orale
eccetera. I criteri mondiali per decidere se creare panico o no sul consumo di latte o di animali alimentati con farine animali (es. i... pesci coltivati) sono stabiliti dall'OMS-WHO



        Il kuru, malattia neurologica degenerativa dell'uomo sostenuta da prioni (agenti infettivi non convenzionali, AINC), fu inizialmente messo in relazione al cannibalismo, praticato da una tribù della Papua Nuova Guinea. Le encefalopatie spongiformi dell'uomo, note clinicamente come malattia di Creutzfeld-Jacob (CJD) hanno però continuato a trasmettersi anche nelle popolazioni tecnologicamente più evolute; in effetti, oltre 80 persone sono morte negli USA e in altri Paesi a seguito del trattamento con farmaci (es. ormone della crescita) o per trapianti di cornea o dura madre, ottenuti da materiale prelevato da cadaveri.

        Sono conosciute nell'uomo anche una forma familiare, su base genetica, dovuta a una mutazione puntiforme del gene che codifica le proteine del prione, e una forma sporadica, di origine sconosciuta. Ogni anno, in ogni Paese del mondo, muoiono di encefalopatia spongiforme circa 1 persona/milione di abitanti.

        Un'analoga forma di encefalopatia spongiforme è conosciuta nella pecora da oltre 200 anni: per il fatto di causare come sintomo clinico più evidente il prurito, essa è stata denominata dagli anglosassoni scrapie. Il sospetto che le forme sporadiche della CJD dell'uomo fossero legate al consumo di carne di pecore infette da scrapie fu subito formulato, in base ai primi studi epidemiologici: l'incidenza della CJD era statisticamente più elevata in ridotte popolazioni di Ebrei che consumavano organi di pecora. Tale correlazione si dimostrò però errata: i soggetti colpiti, residenti in diversi Paesi, derivavano da un unico ceppo famigliare, con una specifica alterazione genetica del gene della proteina del prione.

        Nel Regno Unito era abitudine, per implementare la produzione di latte nelle bovine, somministrare concentrati alimentari costituiti da farine di carne e ossa ottenute dalle carcasse degli ovini. Come conseguenza, il prione dello scrapie della pecora si è adattato al bovino e, dopo la comparsa del primo caso di encefalopatia spongiforme bovina (BSE) diagnosticato nel 1985, vi è stata una vera e propria epidemia, con morte negli anni successivi di oltre 150.000 bovini. A seguito di ciò, l'uso di farine di origine ovina nei mangimi per animali è stata vietata nel Regno Unito.

        Il salto di specie fatto dal prione dello scrapie di origine ovina, che si è adattato al bovino causando la BSE, ha giustamente richiamato l'attenzione sul possibile rischio anche per l'uomo, consumatore di carne bovina. Questo rischio è stato considerato dagli esperti dell'OIE (Organisation Internationale des Epizooties) pari a zero se vengono consumati carne o latte, in quanto le sperimentazioni condotte a tutt'oggi hanno dimostrato che, anche nella forma clinica conclamata, è solo il tessuto nervoso delle bovine ad essere infetto.

        Il problema del panico suscitato in tutta Europa dalla sindrome della vacca pazza è legato alla comparsa di 10 casi di CJD in persone giovani (20-26 anni), mentre le forme spongiose conosciute nell'uomo compaiono in generale soprattutto tra i 40 e i 60 anni. Siamo effettivamente di fronte a una nuova forma di CJD, causata dal prione del bovino che si è adattato all'uomo? Per una valutazione oggettiva di questa possibilità sarà necessario analizzare attentamente i dati biologici ed epidemiologici relativi ai casi verificatisi nel Regno Unito. Se fosse dimostrata una correlazione con la BSE, i casi osservati oggi risalirebbero tuttavia ad infezioni contratte entro la fine degli anni 80, prima cioè del bando della commercializzazione di carni di bovini inglesi infetti. Considerando un tempo di incubazione da 4 a 6 anni, un'ipotetica epidemia dovrebbe essere ormai alla fine.

Giorgio Poli
Istituto di Microbiologia e Immunologia Veterinaria
Università di Milano

Web: http://195.191.167.50/salute/default.html



Wed Nov 22, 2000 10:34 pm

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