Nel 1982 Stanley Prusiner definì per primo, dal
punto di vista patologico, i Prioni, ovvero particolari
proteine del tutto prive degli acidi nucleici che
costituiscono normalmente alcuni tipi di cellule nervose
del cervello, del midollo osseo e della retina di tutti i
mammiferi. L'alterazione dei Prioni genera l'ampio raggio
delle encefalopatie spongiformi trasmissibili, quelle che
giornalisticamente vengono definite i 'virus della mucca
pazza'. Prusiner diede alle particolari proteine il nome
di Prioni (dove, nella terminologia anglosassone, Pr sta
per proteina, i per infettiva e one per indicare
l'unicità della particella), volendo distinguerle da
tutti gli altri agenti patogeni noti, quali virus,
batteri, funghi, ecc.
L'encefalopatia spongiforme
trasmissibile è quindi indotta da Prioni alterati;
nell'uomo viene definita come malattia di
Creutzfeldt-Jakob e le moderne tecnologie hanno
individuato il gene umano di questa particolare proteina
infettiva (chiamato PRMP), localizzandolo sul cromosoma
20.
Già dal 1883, in Inghilterra,
venne diagnosticata scientificamente una forma accertata
di encefalopatia spongiforme trasmissibile animale
denominata Scarpie (dal termine anglosassone 'to scarpe'
ovvero raschiare): gli animali, in particolare le
pecore, si ammalavano di una virosi nervosa che le
portava ad episodi di demenza, anche collettiva, nei
quali gli animali raschiavano via freneticamente
brandelli del manto, anche fino a raggiungere la morte.
Nel 1957 due scienziati Zigas e
Gajdusek, che diventeranno nella maturità ricercatori di
fama internazionale, osservarono presso popolazioni
autoctone della Nuova Guinea, una strana e letale forma
di demenza che gli indigeni chiamavano 'la morte
ridente'; durante il corso della malattia i contagiati
morivano scaraventandosi violentemente contro alberi e
massi, contraendo il volto in una specie di sarcastico
sorriso. I due ricercatori accertarono che la
trasmissione della strana forma di infezione patogena
avveniva attraverso particolari riti di cannibalismo:
gli indigeni onoravano il ricordo dei defunti mangiando
brandelli dei loro cervelli.
Negli ultimi anni gli scienziati
hanno definito meglio le differenze tra i Prioni normali
e quelli alterati. I primi vengono definiti con la sigla
PrPc (Proteina Prionica cellulare), i secondi con PrPs
(Proteina Prionica 'scraping' ovvero raschiante o
scorticante). Al microscopio a scansione elettronica le
due forme proteiche si presentano in modi alquanto
differenti: i Prioni PrPc hanno la forma di una spirale
regolare, mentre i Prioni PrPs si presentano come una
spirale stirata che non riesce più a riprendere la forma
primitiva. La proteina alterata PrPs non può più essere
scissa ed in breve tempo degenera, in modo del tutto
irreversibile, la cellula nella quale viene ospitata.
I meccanismi che regolano
l'alterazione dei Prioni da PrPc a PrPs non sono ancora
completamente noti; purtroppo oggi, il rinvenimento dei
Prioni alterati è possibile soltanto all'atto
dell'autopsia tramite indagini patologiche e con il
famoso metodo di Western-Blot (lo stesso usato nella
diagnosi di infezioni HIV). La trasmissione dell'agente
patogeno tra diverse specie animali e da specie animali
all'uomo non è assolutamente da escludere anche se non
è stata ancora scientificamente provata. Poiché in
natura esiste un gene di decodifica per ogni proteina ed
i Prioni sono proteine, potrebbe esserci una
predisposizione genetica all'infezione sia alle
encefalopatie spongiformi infettive che alla malattia di
Creutzfeldt-Jakob.
E' bene ricordare che, anche quando
l'intero animale è affetto da una forma di encefalopatia
spongiforme, le parti solitamente non utilizzate
nell'alimentazione umana quali il cervello, la retina, le
ghiandole linfatiche ed il midollo spinale sono infettate
dai Prioni alterati nell'ordine di parecchi milioni di
unità per grammo, mentre le parti muscolari dell'animale
presentano concentrazioni di alcune centinaia di unità
per grammo e quindi sono da ritenersi a bassissimo grado
di infettività.
Se parti di animali, scartate
dall'uomo, vengono utilizzate per la fabbricazione di
mangimi dedicati all'alimentazione animale si innescano
ulteriori possibilità di propagazione del contagio
infettivo. Infatti i bovini da latte, alimentati anche
con mangimi a base di farine animali, rappresentano il
91% dei casi accertati di infezione, mentre nei bovini da
carne, alimentati solitamente con vegetali, la
percentuale scende al 9%.
Molti ricercatori di tutto il mondo
stanno lavorando all'interpretazione dei meccanismi che
regolano l'alterazione dei Prioni ed ai rapporti
esistenti tra encefalopatie spongiformi infettive animali
e malattia di Creutzfeldt-Jakob, migliaia di animali,
colpiti dall'agente patogeno, sono morti o hanno dovuto
essere abbattuti e anche parecchie persone sono decedute:
speriamo che quanto prima gli scienziati giungano a
conclusioni certe riguardo alle ricerche intraprese e
speriamo anche che gli erbivori possano continuare ad
alimentarsi con i vegetali e non siano costretti ad
'impazzire' per colpa di alcuni uomini senza scrupoli,
sicuramente molto più pazzi di loro.
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