Durante il "question time" alla Camera il premier dice:
"Sarebbe meglio non farla nell'anno del Giubileo"
Amato: "Inopportuna la parata dei gay"
Ma la Costituzione tutela il diritto a manifestare
Il raduno potrebbe essere isolato in una zona della città
ROMA - "E' inopportuno ma non possiamo vietarlo". Così Giuliano Amato risponde ad Alleanza Nazionale che chiede di impedire lo svolgimento del Gay pride, la manifestazione dell'orgoglio omosessuale in programma a Roma per l'8 luglio. Il presidente del Consiglio non può fare nulla perché la Costituzione garantisce il diritto a manifestare ma, fuori dal contesto costituzionale, non nasconde la propria opinione personale e, durante il "question time" alla Camera, dice: "Ho la preoccupazione che una manifestazione del genere sia inopportuna nell'anno del Giubileo e che sarebbe meglio farla in un anno diverso".
Poche parole, che hanno subito sollevato feroci polemiche. Soprattutto da parte delle associazioni degli omosessuali. Che si sono date appuntamento il 10 giugno a Roma "in segno di protesta contro le dichiarazioni di Amato e per ribadire il sacrosanto diritto di espressione e manifestazioni".
Ma immediatamente dopo l'intervento di Amato era arrivata la dura reazione di Franco Grillini che, pur essendo presidente della commissione Diritti e libertà del ministero per le Pari opportunità, è in totale disaccordo con il presidente del Consiglio: "Pride e Giubileo non si intrecciano - dice il presidente onorario dell'Arcigay - dov'è il problema? Perchè non ci deve essere il corteo? Non è previsto nei luoghi del Giubileo. Con queste dichiarazioni si garantisce la prossima vittoria politica della destra".
E mentre alla Camera si svolge il "question time" sul World Pride Roma 2000, davanti a Montecitorio le associazioni omosessuali si sono date appuntamento per chiedere al governo di sostenere la giornata dell'orgoglio omosessuale. "Vergogna, vergogna - urlano i manifestanti - governo fascista, ma quale sinistra" e altri slogan contro Amato, il governo e Veltroni. "Noi comunque in piazza l'8 luglio ci saremo". In piazza Montecitorio, a sostenere le ragioni del popolo omosessuale ci sono anche alcuni politici, tra gli altri Marco Taradash, l'esponente di Rifondazione comunista Nichi Vendola e il senatore dei Verdi Luigi Manconi.
Ma la manifestazione quasi sicuramente ci sarà. "Per vietarla o posporla occorrono comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica" ha detto Amato al termine del suo intervento. Non divieto, dunque, ma qualche limite sì. Le autorità responsabili, ha spiegato il premier, hanno ritenuto che poiché ci si aspettano raduni alternativi al Gay pride potrebbero esserci effettivi problemi di ordine pubblico se la manifestazione si svolgesse in forma di corteo. "Il World Gay Pride può essere limitato, circostanziato, isolato in un luogo definito dal resto della città - ha detto Amato - va seguito nel corso del suo svolgimento con interventi mirati a impedire delitti".
Una ipotesi che è stata subito bocciata dagli organizzatori del Gay pride. "Confinarlo in un luogo isolato - ha scritto l'Arcigay in una nota - significherebbe riproporre, nei fatti, una condanna all'emarginazione, all'isolamento, all'invisibilità che rappresenterebbe un affronto ai principi costituzionali e getterebbe una pesante ombra sulla democraticità effettiva delle istituzioni italiane e del governo".
(24 maggio 2000)
Le parole del premier criticate da Ds, Prc e Verdi
ma anche da una parte di Forza Italia. Soddisfatta An
Gay pride, contro Amato
un coro di polemiche
Gli omosessuali diessini: "I ministri si dimettano"
Il cardinale Tonini: "Un intervento coraggioso"
ROMA - "Discutibile", nella migliore delle ipotesi. E poi "illiberale", "scandalosa", "autoritaria". Così la sinistra definisce la sortita di Giuliano Amato sull'inopportunità del corteo del Gay pride, in programma a Roma per l'8 luglio. Le parole del premier nel question time della Camera hanno sollevato nel mondo politico un vero vespaio. Il presidente del Consiglio si è improvvisamente trovato contro buona parte della sua maggioranza. E anche dall'ala liberale di Forza Italia sono arrivati giudizi molto negativi sulle sue parole. Con lui si sono invece schierati gli uomini di Alleanza nazionale, che avevano sollevato il caso, e il cardinale Ersilio Tonini, che ha definito "coraggioso" il suo intervento. In alcuni casi, il tono della polemica è arrivato fino all'estremo, alla richiesta di dimissioni.
Ne ha parlato Maurizio Pieroni, capogruppo dei Verdi al Senato: "Per una frase come quella negli Stati Uniti chiederebbero le dimissioni del presidente", ha detto. Ancora più esplicito Mauro Cioffari, responsabile del coordinamento omosessuali Ds di Roma: "Invitiamo i ministri dei Democratici di sinistra a rassegnare le proprie dimissioni e uscire da questo governo".
E se il segretario del partito, Walter Veltroni, si mantiene cauto, definendo la manifestazione "un evento del tutto legittimo", la sinistra interna lancia l'affondo. Per Gloria Buffo "sarebbe bene che un governo progressista testimoniasse a testa alta che sta dalla parte del pluralismo, della libertà, della laicità della legge". Durissima anche Rifondazione Comunista: "Uno scandalo intellettuale e morale", tuona Fausto Bertinotti. E Nichi Vendola rincara la dose: "Il presidente Amato non riuscirà a rinchiudere i gay in uno zoo. Le gabbie delle discriminazioni sono ciò che il Gay pride vuole sconfiggere".
Ma anche dal Polo arrivano commenti non teneri nei confronti del premier. Tiziana Maioio, di Forza Italia, stamattina aveva detto: "Guai se noi dovessimo impedire a chicchessia di manifestare anche quando la manifestazione può essere un po' scomoda, un po' provocatoria e magari fastidiosa per alcuni soggetti, la Chiesa in primis". E Cristina Matranga: "È inopportuno e quasi offensivo ciò che dice Amato dall'alto del suo incarico. Ritengo che persone come me, che non sono omossessuali e che appartengono al Parlamento, possano sfilare con i gay".
Un polverone, insomma. Che ora dopo ora si è fatto più fitto. Sono scesi allo scoperto anche il filosofo Gianni Vattimo e l'ex magistrato Elena Paciotti, eurodeputati Ds: "Non si possono sospendere i diritti fondamentali dei cittadini nella capitale italiana per riservarla nel corso di un intero anno alle manifestazioni di una confessione religiosa". Ed è arrivata anche la lista Bonino, che ritiene "gravi" le parole del premier.
Favorevoli all'intervento di Amato gli uomini di Alleanza nazionale. C'è il presidente della regione Lazio Francesco Storace, che dopo aver sentito il presidente del Consiglio al telefono si è detto "soddisfatto" del colloquio, aggiungendo la speranza che Amato "non sia smentito da altri esponenti del Governo". E c'è il presidente della provincia di Roma, che sentenzia: "Ora mi aspetto consequenzialità nell'assunzione delle decisioni. Credo che debba uscire un atto del governo che neghi l'autorizzazione e chieda ai manifestanti di spostarla all'anno prossimo".
(24 maggio 2000)
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