Si moltiplicano le richieste di aiuto per salvare persone
ma spesso si tratta di scherzi o di messaggi vecchissimi
La solidarietà corre in Rete
ma attenti alle bufale
È sempre più difficile distinguere le vere iniziative
umanitarie dal resto. Qualche consiglio per orientarsi
di GIANCARLO MOLA
ROMA - Quando vi arriverà (se già non è accaduto) un messaggio di posta
elettronica dal titolo "Solidarietà con Brian", non inoltratelo ai
vostri amici. L'invito a diffondere l'appello a favore del "bambino di
Buenos Aires che ha una malformazione congenita al cuore e necessita di
trapianto", con la promessa che l'operazione sarà pagata dagli Internet
provider sulla base del numero di e-mail spedite (un centesimo di
dollaro per ogni "forward"), infatti non è vero. Nel senso che nessuno
pagherà una sola lira a favore di Brian (supposto che esista). Si
tratta di una burla di cattivo gusto, di uno scherzo. Di una bufala,
insomma.
Non è un caso isolato. La Rete è diventata infatti un oceano sconfinato
nel quale le bottiglie contenenti richieste di aiuto si incrociano in
continuazione. Si perdono, vengono raccolte, e tornano a navigare.
Capire quali sono gli appelli veri, quelli falsi e quelli ormai datati
è sempre più difficile. Con il rischio che le buone intenzioni di
compiere un gesto di solidarietà si rivelino vane.
"Dell'appello a favore di Brian non sappiamo assolutamente niente",
spiega Marco Barbuti, presidente dell'Associazione Internet provider
italiani. "Si tratta evidentemente di una bufala, con l'unico scopo di
intasare la Rete di messaggi". D'altronde la logica, anche in questo
caso, aiuta. Per quale motivo infatti i fornitori di accesso a Internet
dovrebbero pagare per ogni messaggio di posta elettronica spedito? E
come potrebbero distinguere le e-mail a sostegno di Brian da tutte le
atre. "Tecnicamente è impossibile - spiega Barbuti - l'unico filtro che
possiamo utilizzare per individuare i messaggi è quello del
destinatario. E comunque sarebbe difficilissimo da praticare".
Non tutto è falso però. È davvero una iniziativa di solidarietà
telematica quella inaugurata qualche mese fa da "The hunger site".
Visitando la pagine web infatti si possono donare due ciotole di cibo
ai popoli del Terzo mondo che soffrono la fame. Ma in questo caso il
sistema è una logica: la donazione è infatti pagata dagli sponsor, che
espongono i loro banner in bella vista. Per loro è pubblicità, su un
sito molto gettonato. La beneficenza si coniuga quindi con il business.
È autentico anche l'appello per una donazione di midollo osseo che in
queste settimane ha ripreso a circolare. Peccato che sia superato. Da
molto tempo. Sono quasi due anni che circola per Internet. Ha portato
anche buoni risultati. Ma continuare a farlo girare non serve
praticamente a nulla. "La ragazza dell'appello dovrebbe esistere e da
tempo, gennaio '99, essere già stata trapiantata", spiega Nunzio
Incorvaia, ricercatore del Politecnico di Milano e iniziatore italiano
della catena (partita in Germania). "Dico dovrebbe perché in realtà non
conosco la sfortunata protagonista della vicenda ma ho solo ricevuto da
lei risposte via e-mail chiaramente preparate in automatico".
Simile il caso di Lucia Brandani, una bambina di due anni affetta da un
rarissimo tumore. I suoi genitori non sapevano più a chi rivolgersi per
avere informazioni su chi potesse avere la cura giusta per la piccola.
E hanno affidato alla Rete il loro Sos. La risposta è stata massiccia.
E inarrestabile. Tanto che scrivendo al papà di Lucia (o telefonando al
numero che appare nel messaggio) si ottiene, in automatico, una
risposta cortese: "Siete stati fantastici - scrive il padre Daniele -
soprattutto per la vostra solidarietà e per le vostre parole di
conforto. Abbiamo già ricevuto tutte le notizie che ci servono e ci
stiamo attivando per curare Lucia. Ora tutto il tempo che abbiamo
dobbiamo dedicarlo a seguire Lucia e io non riesco più a rispondere
tutto il giorno al telefono e leggere le centinaia di fax che ci
inviate. Vi prego, fermatevi con le telefonate e i fax, proverò a
leggere tutte le e-mail che mi state mandando e che sono tantissime. Se
volete avvertite anche i !
vostri amici".
L'enigma del cybernauta è amletico: partecipare alla catena della
solidarietà nella speranza (magari vana) di compiere un'opera buona,
oppure diffidare tout court dell'accoppiata Internet-beneficenza? La
risposta non è semplice. Anche perché i messaggi nelle bottiglie
virtuali si moltiplicano incontrollati. E non si possono praticamente
fermare. Quel che conta è in primo luogo far funzionare il cervello: e
scartare gli appelli che si presentano subito come inverosimili. Lo
spiega bene Incorvaia, che a distanza di tanto tempo si è reso conto
del meccanismo perverso che, suo malgrado ha messo in moto: "La gente,
in casi come quello che mi è capitato, dovrebbe verificare la
provenienza della missiva invece di rispedire il tutto ad amici e
conoscenti. Con il solo effetto di pulirsi la coscienza senza aiutare
nessuno".
(23 marzo 2000)
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